Pulitura dai licheni e dalle macchie nere

La fase della pulitura, durante un restauro, è molto delicata per il rischio di danni irreversibili ed è importante che l’ operazione si limiti alla rimozione di quanto è inadeguato o dannoso alla conservazione del materiale lapideo, rispettando gli strati sovrapposti nel tempo che possono rivelarsi significativi come testimonianza storica delle vicissitudini subite dall’opera.

Sei in: Home > Restauro > Tecniche d'intervento
news
21.06.07
Presentazione del volume di Giulia Vivi “Palazzo Zuccantini Zondadari alla Lizza. Da residenza aristocratica ad albergo di lusso (XVI-XX secolo)”
eventi
dal 11.05.07 al 30.09.07 ore 19:00  -  Museo Civico Archeologico e d'Arte Sacra Palazzo Corboli
L'esperto risponde
Tecniche d'intervento
a cura di Antonella Santori Merzagora

Premessa

Un intervento di restauro conservativo segue generalmente un approccio multidisciplinare e si articola in differenti fasi che si possono definire, in ordine temporale, di pulitura, consolidamento, stuccatura e protezione, precedute da una fase preliminare nella quale, dopo un accurato esame dei manufatti, si stabiliscono i metodi e le tecniche dell’intervento.

Questa prima fase comporta la visione diretta dell’opera per acquisire informazioni sullo stato di conservazione e individuare quali, fra i materiali costitutivi, siano originali o non e quanti fra questi possano aver contribuito al degrado.

Le operazioni iniziano con l’inventario e l’immagazzinamento dei frammenti distaccati, il preconsolidamento di parti gravemente decoese o disgregate e l’applicazione di bendaggi di sostegno e protezione su frammenti e scaglie parzialmente distaccati.

In prima istanza si eseguono anche le operazioni di disinfestazione e disinfezione di piante e microrganismi biodeteriogeni, la rimozione di elementi metallici impropri e il trattamento preliminare di quelli ossidati inamovibili che potrebbero provocare il diffondersi dei prodotti di corrosione in conseguenza dell’impiego di acqua nelle fasi successive.

A seconda dello stato di conservazione dei singoli manufatti alcune operazioni come la pulitura e la stuccatura sono sempre necessarie mentre il consolidamento e la protezione possono essere evitati nel caso di opere in ottime condizioni conservative.

Pulitura

Questa fase è molto delicata per il rischio di danni irreversibili ed è importante che l’ operazione si limiti alla rimozione di quanto è inadeguato o dannoso alla conservazione del materiale lapideo, rispettando gli strati sovrapposti nel tempo che possono rivelarsi significativi come testimonianza storica delle vicissitudini subite dall’opera.

I trattamenti comunemente impiegati sono l’applicazione manuale di impacchi con materiali assorbenti, l’impiego di resine a scambio ionico e di enzimi, come anche l’utilizzo di strumenti quali nebulizzatori, microutensili manuali, pneumatici o elettrici, apparecchi aeroabrasivi, ultrasuoni e laser.

Consolidamento

L’operazione ha lo scopo di ridonare adesione, coesione e compattezza alle strutture lapidee, migliorandone così la resistenza meccanica. Il successo dell’intervento è legato in gran parte alla possibilità di far penetrare il consolidante attraverso tutto lo spessore della pietra deteriorata, facendolo arrivare fino al nucleo sano col quale formerà un “corpo” unico.

Fra i metodi maggiormente utilizzati vi è quello dell’impregnazione della pietra fino a completo rifiuto del prodotto con pennelli, impacchi o sistemi di assorbimento capillare. Nei casi più gravi e per opere di dimensioni limitate si ricorre talvolta a camere sotto vuoto o all’immersione completa del manufatto in soluzioni chimiche ad alto potere penetrante e adesivo.

Talvolta si verifica pure la necessità di far riaderire frammenti parzialmente o totalmente distaccati; quando le parti sono di un certo peso e dimensione può essere necessario inserire dei vincoli fissi o amovibili, purchè abbiano caratteristiche di inalterabilità e inerzia chimica.

Stuccatura

Questo intervento si propone di ridonare una continuità alle superfici colmando tutte le lesioni che possano facilitare la penetrazione di sostanze inquinanti all’interno della pietra.

I materiali impiegati devono rispondere ad esigenze di tipo conservativo e possedere requisiti di buona adesione e caratteristiche meccaniche e di compattezza simili o leggermente inferiori a quelle della pietra. A tale scopo si utilizzano malte idrauliche o “aeree” a seconda che si operi in profondità o in superficie o malte a base di leganti organici

L’operazione non deve limitarsi a sigillare lesioni di un certo spessore ed estensione ma anche quelle più minute e deve soddisfare esigenze di tipo estetico come l’aspetto fisico o la colorazione degli impasti.

Protezione Finale

Il restauro si conclude stendendo sulle superfici prodotti chimici trasparenti e idrorepellenti o strati coprenti di “patinature” o d’intonaco, con lo scopo di realizzare una superficie di sbarramento contro l’aggressione degli agenti chimici e degli inquinanti atmosferici

Gli obiettivi di quest’ultima operazione non sono solo di carattere conservativo ma anche estetico dovendo in alcuni casi attenuare macchie, pellicole o stuccature inamovibili dal colore particolarmente accentuato, per raggiungere un giusto equilibrio cromatico d’insieme.

Da ultimo si vuole ricordare l’esistenza delle “Raccomandazioni Normal”, elaborate da una commissione ad hoc sotto il patrocinio dei Centri CNR - Opere d’arte di Milano e Roma e dell’Istituto Centrale per il Restauro, alle quali è importante attenersi nel corso dell’intervento di restauro.

separator
fondazione mps mibac comune siena arcus